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Le Vare

La tradizione del Giovedì Santo nasce intorno al 1700 come devozione delle Congregazioni che portavano in processione delle barette chiamate i Misteri perchè si rifacevano appunto ai Misteri della Passione di Cristo. Con il tempo la processione ha subito cambiamenti ed evoluzioni sia nell'itinerario che nel numero e nella tipologia dei gruppi stessi. Il numero fu incrementato fino agli attuali sedici gruppi che raffigurano la via Crucis con l'inserimento dell'Addolorata e della Sacra Urna.

I gruppi attualmente portati in processione furono realizzati dai Biangardi padre e figlio, in legno e cartapesta, dietro l'incarico dei ceti di lavoratori nisseni come panettieri, zolfatai o dalle varie confraternite. Al tramonto del Giovedì le "vare" si ritrovano nella piazza centrale accompagnate da varie bande musicali provenienti da tutta la Sicilia, dopo essere state addobbate con fiori e frutti, segno di devozione delle corporazioni che le custodiscono.

La processione interessa tutte le vie del centro storico fino a notte inoltrata, quando cioè i gruppi sacri si ritrovano nuovamente in Piazza Garibaldi per dare poi l'ultima emozione ai fedeli cittadini con la "Spartenza", la separazione delle "vare" per le vie della Città scomparendo nel silenzio che accompagna i devoti al lutto del Venerdì Santo.


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Le Varicedde

Il Mercoledì Santo, sull'imbrunire, le vie del centro sono percorse dalla processione delle Varicedde, i Piccoli Gruppi Sacri.

Sin dalla fine dell'Ottocento gruppi di ragazzi - i carusi delle miniere, gli apprendisti di bottega, i figli degli artigiani, gli studenti - diedero vita ad un corteo di piccoli gruppi che riproducevano in forma ridotta le Vare del Giovedì santo.

Si trattava di statuette di terracotta e creta, trasportate inizialmente su vassoi e poi su piccoli fercoli portati a spalla. Questi piccoli gruppi però erano di scarso valore artistico e soggetti a rotture e a deterioramento, tanto che la processione subì un certo declino sino al 1924 quando, a poco a poco, grazie alla devozione di Giovanni Lodico, riebbe una nuova vita. Furono scolpite nuove varicedde, che nel corso di tutto il secolo scorso sono aumentate di numero e sono state accuratamente tenute e restaurate dalle famiglie dei proprietari. Le varicedde oggi sono 19 e rappresentano i momenti più significativi della passione di Cristo.

Non sono e non si devono considerare una copia piccola delle grandi Vare del Giovedì Santo: alcune infatti hanno la stessa iconografia e riproducono le stesse scene, ma molte altre sono autonome e non trovano riscontro nelle Vare.

Inoltre esiste intorno a questi Piccoli Gruppi una devozione e un attaccamento particolare di molti nisseni, non più solo dei ragazzi, ma di gruppi e di famiglie intere che sono orgogliosi di seguire la propria varicedda, adornarla di fiori, illuminarla e curarla.


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Le origini della Processione della Maestranza

L'origine di questa processione, che si svolge nella mattina del Mercoledì santo, è molto antica e si può far risalire alla istituzione delle milizie urbane da parte del Vicerè di Sicilia Juan de Vega, nel 1551. Sino a quel momento la sorveglianza del territorio e la difesa dal "pericolo turco" era stata affidata esclusivamente alle truppe spagnole di stanza in Sicilia. Ma la necessità di inviare uomini e mezzi economici in America latina per la grande operazione di conquista, spinsero il governo spagnolo a formare un nuovo esercito: gli stessi siciliani, che continuavano a risiedere stabilmente sul territorio e a svolgere le proprie attività lavorative, a proprie spese si dovevano dotare di un'armatura, più o meno pesante e costosa a seconda delle facultà di ciascuno. A Caltanissetta, come in molte altre città siciliane la classe di cittadini che meglio rispondeva a questa esigenza era il ceto artigianale che a quel tempo era regolato in corporazioni d'arte secondo precise norme statutarie e che aveva al proprio interno una organizzazione. Naturalmente gli artigiani non avevano esperienza militare, ma in caso di invasione avrebbero combattuto con le unghie e con i denti per difendere le proprie case e le proprie famiglie. Vennero per questo istruiti da sergenti spagnoli e il comando era affidato ad un capitano d'arme scelto direttamente dal Vicerè e che aveva l'obbligo periodicamente di fare la"mustra" cioè fare una esercitazione militare per controllare e mantenere l'efficienza della milizia. Gli artigiani, le maestranze di Caltanissetta, furono destinati a formare la fanteria, chiamata la "milizia di pedi", divisi in piccheri ed archibugieri secondo l'armatura che portavano. Lo schieramento era preceduto dal capitano d'arme, da un sottufficiale, un tamburino chiamato "il tamburo di la milizia di pedi", e dalla bandiera della città. Nonostante che ripetutamente dalla Spagna arrivassero lettere di allarme, la milizia nissena non ebbero mai scontri con "l'inimico turco", e nel corso de1600 a poco a poco assunse sempre più la funzione di picchetto d'onore: ad esempio venne schierata nel 1643 armata di tutto punto con tamburo, bifari, cioè pifferi, e bandiera, per "fari la salve" durante la visita del Vicerè.

Questa funzione di picchetto d'onore veniva svolta anche durante le principali processioni religiose: è testimoniata infatti la presenza della "maestranza in armi" nella processione in onore del Patrono San Michele Arcangelo sin dalla prima metà del Seicento.

Questo corpo militare aveva un ruolo tutto particolare in occasione delle Quarantore, quaranta ore di adorazione eucaristica che si svolgevano tra la Domenica delle Palme e il Mercoledì Santo. Alla fine del periodo di adorazione il parroco usciva dalla Chiesa Madre con il Santissimo e benediceva la folla presente sulla piazza, mentre gli archibugieri della Maestranza sparavano a salve. Negli anni successivi si venne consolidando la tradizione sino ad assumere le forme che oggi conosciamo. Nella seconda metà del 700, la Processione aveva esattamente le stesse caratteristiche che oggi conosciamo, con la sola differenza che gli artigiani marciavano armati. Nel 1806 Ferdinando di Borbone che qualche anno dopo avrebbe preso il titolo di I Re delle Due Sicilie, in visita alla città, vide sfilare la Maestranza e le attribuì il titolo di "Real Maestranza".

Nel 1848 però i militi della Real Maestranza partecipano ai moti rivoluzionari contro i Borboni. Nella ventata reazionaria che seguì la fine dei moti carbonari, fu proibito l'uso delle armi, sostituite in processione dai ceri, e vennero confiscate le Bandiere di guerra, sostituite con bandiere bianche con immagine del santo protettore.

In quella occasione la Maestranza perse la sua connotazione di organizzazione militare, per somigliare sempre di più ad una confraternita religiosa.

La processione moderna

I maestri d'arte non avevano una divisa militare e quando si recavano a fare il picchetto d'onore per una processione o per una visita importante indossavano i loro abiti buoni della domenica, spesso lo stesso vestito scuro che avevano indossato il giorno del loro matrimonio. Per questo motivo oggi tutti i componenti della maestranza indossano lo smoking nero. La processione è caratterizzata da momenti diversi. In un primo momento il capitano riceve dal sindaco le chiavi della città. È un gesto simbolico, introdotto alla fine del secolo scorso per ricordare il potere che il capitano godeva nei secoli passati. Poi tutti gli uomini della maestranza si recano presso l'atrio dell'ex collegio dei gesuiti, oggi Biblioteca Scarabelli, dove il capitano prende in consegna un Crocifisso velato di nero e con esso si avvia in forma solenne verso la Cattedrale, seguito dalle dieci corporazioni in schieramento militare.

Tutti gli uomini hanno guanti, calze e cravattini neri; le bandiere sono abbrunate e sono chinate verso terra; i ceri sono adorni di nastri neri; i tamburi segnano il passo. La processione ha un carattere fortemente penitenziale. Giunti all'interno della Cattedrale tutti i segni di lutto vengono tolti, svelato il Crocifisso, cambiati i cravattini e i guanti, sciolte le bandiere e tolti tutti i nastri neri. Il Capitano si cambia anche le calze al ginocchio e indossa le calze bianche.

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l corteo romano e il Pretorio

La rappresentazione si svolge il Martedì Santo.

Gesù è portato da Pilato durante un corteo che si snoda per le strade del centro storico. Attori e figuranti, una biga romana e cavalieri a cavallo, raggiungono la gradinata S. Pellico dove sarà rappresentato il Pretorio. Da sempre, il momento della flagellazione di Gesù suscita molta commozione mentre la restituzione del denaro ai Sacerdoti da parte di Giuda, e il rinnegamento di Pietro ci fanno comprendere e vivere in prima persona la sofferenza di Gesù nell'essere abbandonato dagli amici e da tutti coloro di cui si fidava.

La Via Crucis e la Scinnenza

Gesù con la pesante croce si avvia al luogo della crocifissione. Durante il suo percorso incontrerà le pie donne, la Madre, il Cireneo.

Sulla gradinata A. Lopiano invece, la scena della crocifissione, la sua deposizione e la pietà della Madonna rappresentano il momento più triste del dramma.

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Ingresso a Gerusalemme e Ultima Cena

La rappresentazione si svolge il Lunedì Santo. Gesù, accompagnato dai suoi Discepoli e da una folla festante arriva a Gerusalemme. In una scenografia naturale di silenzio e contemplazione che solo la nostra Cattedrale può regalare, Gesù si appresta a consumare l'ultima cena di Pasqua della sua vita terrena, gli attori rivivono i momenti e i simboli di un Seder ebraico. I bambini e gli apostoli, canteranno una Haggadah di Pasqua, mentre Giuda in un avvincente monologo spiega le ragioni del suo tradimento.


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Processione Gesù Nazareno

La processione di Gesù Nazareno affonda le sue radici verso la fine del 1800, anche se le origini, seppure sotto altra forma di processione risalgono a circa 400 anni fa.
In quel periodo presso la Chiesa del Collegio (S. Agata) di Caltanissetta utilizzata dai Gesuiti, si istituirono quattro congregazioni religiose:Sant'Ignazio, Purifricazione di Maria Santissima detta anche della Candelora, San Luigi e della Santa Vergine Bambina detta del popolo. Sarà proprio quest'ultima a dare, in seguito avvio alla processione della Domenica delle Palme.
Tali congregazioni, oltre ad assolvere a una serie di compiti nel campo del sociale e dell'insegnamento della dottrina, avevano il dovere di occuparsi del mantenimento del culto verso il proprio Santo protettore, in particolar modo nel giorno a Lui dedicato. La congregazione della SS. Bambina, l'8 settembre di ogni anno (giorno in cui ricorreva la festa della natività di Maria Vergine), secondo un'antica usanza, indossava il tradizionale abitino celeste e partecipava alla celebrazione eucarestica.
Alla fine della celebrazione la congregazione portava in processione all'interno della stessa Chiesa una piccola statua della Vergine in fasce, preceduta dalla bandiera della congregazione.
Nel 1860, con l'espulsione dei Gesuiti da Caltanissetta, le Congregazioni furono sciolte con decreto del sovrano. Anche la Congregazione della SS. Bambina fu, pertanto, sciolta, sebbene la stessa continuò ad effettuare la processione dell'8 settembre fino alla prima metà del secolo scorso.
Tra le altre manifestazioni di cui si occupava al Congregazione della SS.Bambina, la più attesa era quella del Giovedì Santo, giorno in cui veniva condotto in corteo il simulacro della seconda caduta di Cristo o dell'incontro di Gesù con la Madre, definita dal popolo, come la "vara di li cungriganti di lu Collegio." Un'ultima consuetudine della Congregazione, riguardante più da vicino la processione di Gesù Nazareno, era l'ora di adorazione che aveva luogo a partire dalla Domenica delle Palme pomeriggio, fino alle undici del mercoledì Santo. La congregazione della SS. Bambina, muovendosi dal Collegio, preceduta dal suono incessante dei tamburi, si dirigeva verso la Cattedrale, dove si raccoglieva in preghiera dinanzi al SS Sacramento.
In questo corteo, i confratelli, trasportavano a spalla un'urna di fiori, che il popolo chiamava "u sepulcru di sciuri", su cui era depositato il corpo di Cristo.
A conclusione dell'Adorazione ai fedeli erano rimesse le proprie colpe e veniva impartita loro la Benedizione a cura di S.E. il Vescovo.
Nel 1866, con la citata soppressione degli ordini religiosi decretata dal re Vittorio Emanuele II, l'allora Vescovo di Caltanissetta Mons. Giovanni Guttadauro, non concesse più il permesso alla superstite congregazione della SS. Bambina di entrare in Chiesa, la Domenica delle Palme, per l'adorazione, poichè l'arrivo coincideva con il sermone che il quaresimalista svolgeva sul sagrato della stessa Chiesa.
Alla luce di tale divieto, la congregazione per mantenere la tradizione, decise di trasportare il sepolcro per le vie delle città, almeno fino al 1869.
Essendo cambiato il significato della processione, molti osservarono che appariva inopportuna una processione con il Cristo morto, nella giornata in cui, invece, si ricordava l'ingresso trionfale nella città santa. Si decise, allora, di portare in processione una statua del Cristo Benedicente; la soluzione più immediata e, soprattutto economica fu quella utilizzare una delle sculture impagliate utilizzate nei venerdì di quaresima per rappresentare la passione e morte di Gesù Cristo.

A partire dal 1870, quindi, la scultura, sistemata su un trono di fiori, sostituì definitivamente il cataletto con il Cristo morto, sebbene per molto tempo il popolo continuava a chiamare la processione della Domenica delle Palme "a processioni di lu sepulcru di sciuri".

È questa, quindi, la data che segna l'introduzione dell'effige di "Gesù Nazareno" e della processione che con vari aggiustamenti nel corso degli anni è arrivata sino ai giorni nostri.

Agli inizi del 1900 la confraternita della SS. Bambina fu soppiantata da un nuovo comitato formato dalle famiglie Giordano, Miraglia, Giammusso, Cortese, Falduzza, Antinoro e Costa; nel 1989 alcune di queste famiglie fondarono l'attuale Associazione Gesù Nazareno che si propone come scopo principale l'effettuazione, la Domenica delle Palme della Processione di Gesù Nazareno.

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La Settimana Santa a Caltanissetta

Non si può dire di aver conosciuto la Sicilia se non si partecipa almeno una volta ai suggestivi riti della Settimana Santa che vengono celebrati in varie zone dell'Isola.

A Caltanissetta tutta la Settimana viene vissuta con una intensità particolare, scandendo ogni giorno con un momento di partecipazione corale alle processioni religiose.

Nel pomeriggio della domenica delle Palme il centro della città è attraversato dalla processione di Gesù Nazareno: il simulacro posto su una barca interamente ricoperta di fiori, ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Il Lunedì e il Martedì precedenti la Pasqua si svolgono nelle vie cittadine le rappresentazioni sacre dell'Ultima Cena e della Passione di Gesù, chiamata in dialetto Scinnenza. Il Mercoledì Santo di mattina vi è la solenne e famosa processione della Real Maestranza che si svolge dal 1500: tutte le categorie artigianali realmente operanti sul territorio, che anticamente costituivano la milizia urbana della città feudale, guidate dal loro capitano - che riceve simbolicamente le chiavi della città - sfilano con le bandiere, per rendere onore al Santissimo Sacramento, portato in processione dal Vescovo. Nel pomeriggio dello stesso giorno vi è la processione delle Varicedde, 19 piccoli simulacri, che una volta erano portate a spalla dai lavoranti e ragazzi di bottega. Il Giovedì Santo le strade del centro vedono una grandissima animazione: sfilano in Processione i 16 Gruppi Sacri chiamati Vare che rappresentano, in certo qual modo, le stazioni della Via Crucis. Le Vare, opera per la maggior parte dei Biangardi, scultori napoletani della seconda metà dell'Ottocento, sono maestose in quanto accolgono ciascuna diversi personaggi in grandezza naturale. Tutte sono accompagnate da una banda e tutte le sedici bande suonano contemporaneamente durante il percorso. Ogni Vara, decorata di luci e di fiori, è accompagnata da un corteo di devoti, dal ceto dei proprietari, da portatori di candele e di fiaccole. È una processione molto amata dalla città e che attrae moltissimi turisti, tanto che la folla fa ala sino a notte tarda, lungo tutto il percorso. Pur avendo origini settecentesche la processione ha assunto la forma attuale negli anni del grande sviluppo dell'attività zolfifera.

Proprio negli anni dei più gravi disastri minerari, la pietà popolare degli zolfatari si concretizzò infatti con la commissione ai Biangardi di alcune delle sedici Vare: la "Veronica" nel 1883 e la "Flagellazione" nel 1888 con il danaro raccolto dagli operai scampati al disastro della miniera di Gessolungo, la "Scinnenza" commissionata nel 1885 dagli zolfatai della miniera Tumminelli, il "Sinedrio" per gli uomini della zolfara Testasecca nel 1886, la "Condanna" costruita su richiesta dell'amministrazione della miniera Trabonella nel 1902. L'ultima, la sedicesima vara, è l'"Addolorata", simbolo di tutte le donne - madri, mogli sorelle e figlie - che piangono i propri uomini morti nelle gallerie maledette.

Il Venerdì Santo, giorno di dolore e di lutto, la città assiste compostamente alla processione del Cristo Nero, un piccolo crocifisso ligneo del XV secolo, oggetto di grande venerazione da parte dei nisseni che gli hanno dato il titolo di Signore della città. La processione è accompagnata dai ladanti, un gruppo di uomini scalzi, vestiti di una tunica viola, che cantano in un antico dialetto quasi incomprensibile la triste vicenda della morte di Cristo sulla Croce. Fino a qualche anno fa il gruppo dei ladanti era costituito dai fogliamari, i raccoglitori di verdure selvatiche, i più poveri tra i poveri che si tramandavano oralmente questa antica tradizione. Oggi la devozione si è allargata e tanti nisseni, di tutti i ceti sociali entrano a far parte del gruppo dei ladanti.

Dopo il giorno di silenzio del Sabato Santo, la Domenica di Pasqua le campane si sciolgono, il Capitano della Maestranza restituisce le chiavi della città al sindaco e tutti insieme assistono al pontificale solenne in Cattedrale.

Prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello


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